Schifone: «Non si combattono gli affitti brevi solo con i vincoli»
Il Comune di Napoli porta avanti la propria battaglia contro gli affitti brevi destinati ai turisti e chiede ai proprietari di riportare gli appartamenti sul mercato residenziale, mettendoli a disposizione di famiglie, studenti e lavoratori. Palazzo San Giacomo, però, non accompagna questa linea con incentivi fiscali capaci di rendere realmente più conveniente la locazione a lungo termine. Un’evidente contraddizione dell’amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Manfredi.
Per gli immobili diversi dall’abitazione principale, l’Ente applica generalmente l’aliquota Imu del 10,6 per mille, vale a dire il livello ordinario massimo. La stessa aliquota viene utilizzata come base anche per gli appartamenti concessi a canone concordato. In questo caso, il proprietario non può stabilire liberamente l’importo dell’affitto: il canone deve rientrare nelle fasce previste dall’Accordo territoriale di Napoli e viene determinato in base alla zona, alla superficie e alle caratteristiche dell’immobile. In cambio, la normativa nazionale riconosce alcune agevolazioni fiscali.
Per l’Imu, l’importo calcolato applicando l’aliquota comunale viene ridotto del 25% e il proprietario versa quindi il 75% dell’imposta dovuta. Il beneficio, però, deriva dalla legge statale e non da uno sconto aggiuntivo deciso dal Comune di Napoli. Palazzo San Giacomo mantiene dunque l’aliquota di partenza, senza prevedere una riduzione specifica per chi rinuncia agli affitti brevi e sceglie una locazione residenziale stabile.
La simulazione: fino a 1.780 euro per 100 metri quadri
Secondo il Market Monitor di Immobiliare.it Insights riportato dall’ANSA, alla fine del 2025 a Napoli il canone medio richiesto era pari a 14,60 euro al metro quadrato al mese. Per un appartamento di 100 metri quadrati (non un villone, ma un appartamento dignitoso per una famiglia) la proiezione teorica raggiunge circa 1.460 euro mensili, anche se con un contratto a canone concordato l’importo può risultare sensibilmente inferiore.
Ipotizzando per lo stesso immobile una rendita catastale di 1.000 euro, l’Imu calcolata al 10,6 per mille ammonterebbe a 1.780,80 euro all’anno. Dopo la riduzione nazionale del 25%, il proprietario dovrebbe comunque versare circa 1.335,60 euro.
Dietro la categoria dei piccoli proprietari immobiliari non ci sono fondi, società o grandi investitori. Molto spesso si tratta di cittadini che possiedono una sola abitazione oltre a quella in cui vivono, magari ricevuta in eredità o acquistata dopo anni di sacrifici, e che non dispongono di altre rendite. Per queste persone l’affitto rappresenta un’integrazione allo stipendio o alla pensione e serve anche a sostenere tasse, manutenzione, spese condominiali e rischio di morosità.
Federproprietà Napoli: «Il Comune introduca un vero incentivo»
«Non è possibile chiedere ai piccoli proprietari di rinunciare agli affitti brevi e di contribuire alla soluzione dell’emergenza abitativa senza offrire una contropartita concreta. Chi sceglie un contratto stabile, soprattutto a canone concordato, accetta già di limitare il proprio possibile guadagno per mettere l’abitazione a disposizione di famiglie, studenti e lavoratori. Il Comune potrebbe ridurre l’aliquota Imu sugli appartamenti concessi con locazioni residenziali di lunga durata, riconoscere un trattamento ancora più favorevole al canone concordato e premiare chi rimette sul mercato una casa precedentemente vuota», afferma Luciano Schifone, presidente di Federproprietà Napoli.
La lotta agli affitti brevi non può essere condotta soltanto attraverso vincoli e richiami alla responsabilità sociale. Se il Comune vuole davvero recuperare abitazioni per il mercato residenziale, deve rendere la locazione a lungo termine più conveniente e meno penalizzante sul piano fiscale.






