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Casa, l’Ue torna all’assalto del catasto ma i piccoli proprietari non sono bancomat

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Schifone: «Sostenere chi rimette case sul mercato»

La casa torna nel mirino di Bruxelles: nelle raccomandazioni all’Italia, la Commissione Ue richiama il mancato allineamento dei valori catastali ai prezzi di mercato e indica come insufficiente il gettito immobiliare locale. Una lettura che preoccupa i piccoli proprietari, già gravati da una pressione fiscale e gestionale tutt’altro che leggera.

Secondo la Commissione, «i valori catastali non sono stati ancora sistematicamente allineati ai valori di mercato». Bruxelles ricorda inoltre che l’Italia si è impegnata, nel Piano di Stabilità di Medio Termine, ad aggiornare i valori catastali per gli immobili non ancora inseriti nel registro e per gli edifici che hanno beneficiato di programmi pubblici per l’efficienza energetica e/o di interventi di ristrutturazione edilizia.

Valori catastali e rischio fiscale

Il punto critico è nella lettura proposta dall’Europa. Collegare l’emergenza abitativa al gettito immobiliare rischia di trasformare un problema sociale in una nuova richiesta di prelievo sulla casa. La Commissione osserva che le abitazioni principali sono esenti dall’imposta ricorrente sugli immobili per quasi tutte le categorie immobiliari e collega questo dato al basso gettito immobiliare locale.

Ma per i piccoli proprietari il quadro è diverso: la casa è già colpita da altre imposte, adempimenti, rischi di morosità e incertezze gestionali. Prima di chiedere più tasse, l’Europa dovrebbe guardare al fallimento delle politiche abitative pubbliche portate avanti dai governi precedenti degli ultimi 20 anni.

Affitti, alloggi sociali e politiche mancate

La Commissione segnala che in circa un decimo delle province italiane i costi degli affitti rappresentano più di un terzo dei salari medi, nonostante l’esistenza di affitti regolamentati. Evidenzia anche una quota bassa di alloggi sociali, un patrimonio immobiliare pubblico limitato e liste d’attesa molto lunghe.

Sono elementi che confermano una crisi reale, ma non possono diventare il pretesto per colpire chi possiede uno o pochi immobili. Il piccolo proprietario non è il solo responsabile del caro-affitti: se tutelato e incentivato, può rimettere case sul mercato a canoni sostenibili.

La Commissione evidenzia anche l’elevata percentuale di abitazioni non occupate, la presenza degli affitti a breve termine, la divisione di responsabilità tra amministrazione nazionale e subnazionale e l’assenza di un quadro di coordinamento nazionale completo. A questo si aggiunge, secondo Bruxelles, la mancanza di finanziamenti strutturali. Il Governo ha recentemente adottato il Piano Casa, ma la stessa Commissione riconosce che valutazione e attuazione sono ancora in fase iniziale.

Federproprietà Napoli: tutelare chi affitta

Per Federproprietà Napoli, la priorità deve essere un’altra: rafforzare le garanzie, incentivare gli affitti stabili e non scoraggiare i proprietari con nuove tasse.

«L’Europa guarda alla casa italiana come se il problema fosse il gettito, ma per i piccoli proprietari il problema è già oggi l’eccesso di carichi, vincoli e incertezze», dichiara Luciano Schifone, presidente di Federproprietà Napoli.

«Prima di chiedere più tasse, Bruxelles dovrebbe guardare al fallimento delle politiche abitative dei governi di centrosinistra. Il piccolo proprietario non è un bancomat fiscale: se si vuole affrontare il caro-affitti, bisogna sostenere chi può rimettere immobili sul mercato, non colpirlo ancora».

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