La scarsità di alloggi richiede risposte concrete dalle istituzioni
Le proteste per la crisi della casa che stanno attraversando la Spagna devono far riflettere anche in Italia. Il clima di ostilità verso i piccoli proprietari immobiliari non deve arrivare anche nel nostro Paese, dove tante famiglie possiedono uno o due appartamenti, spesso frutto dei risparmi di una vita o di un’eredità. Sarebbe sbagliato addossare loro le responsabilità di una crisi abitativa che si trascina da decenni, aggravata dalla scarsità di alloggi e dalla mancanza di risposte adeguate da parte delle istituzioni.
La rabbia dei giovani spagnoli, che faticano a trovare una sistemazione a prezzi sostenibili, è comprensibile. Ma prendersela con chi possiede un appartamento non risolve il problema: quando le soluzioni disponibili sono poche rispetto alle richieste, gli affitti aumentano e a pagarne le conseguenze sono soprattutto le persone con redditi più bassi.
Un locatore può decidere quanto chiedere, ma non ha certo il potere di condizionare il mercato immobiliare di un’intera città o Paese. È questa la differenza fondamentale rispetto ai grandi gruppi che gestiscono patrimoni di centinaia o migliaia di appartamenti. Mettere tutti sullo stesso piano significa ignorare una realtà molto diffusa in Italia, dove il mattone rappresenta una delle principali forme di risparmio delle famiglie.
Occorre considerare, inoltre, che la proprietà immobiliare è già gravata da numerosi oneri fiscali e sociali, che ricadono su chi possiede l’immobile. Alle imposte si aggiungono le spese di manutenzione, gli interventi necessari per garantire la sicurezza e l’efficienza degli edifici e gli altri costi legati alla gestione dell’abitazione. Tutte voci che incidono sulla sostenibilità economica della locazione e, indirettamente, anche sulla determinazione dei canoni. Per questo la leva fiscale rappresenta uno degli strumenti fondamentali per contenere il costo degli affitti: alleggerire il carico sui proprietari che mettono le abitazioni a disposizione del mercato, soprattutto a canoni sostenibili, può favorire condizioni più vantaggiose anche per gli inquilini.
C’è il rischio, inoltre, che chi possiede un secondo immobile decida di non affittarlo più, qualora il rapporto con gli inquilini diventasse motivo di continue tensioni. Il risultato sarebbe paradossale: diminuirebbero proprio gli alloggi disponibili sul mercato, aggravando una situazione già difficile.
Schifone: «No alla contrapposizione ideologica»
«Il rapporto tra proprietario e inquilino non può diventare un terreno di scontro sociale. La locazione si basa su un equilibrio di diritti e doveri reciproci, ma anche sulla fiducia. Se questa viene meno, a rimetterci sono entrambe le parti. Bisogna evitare che una legittima richiesta di abitazioni accessibili si trasformi in una contrapposizione ideologica, nella quale chi possiede una casa viene considerato un privilegiato da combattere», sottolinea Luciano Schifone, presidente di Federproprietà Napoli.
Servono più abitazioni, non nuovi colpevoli
La questione, allora, riguarda soprattutto ciò che non è stato fatto negli ultimi decenni. Gli investimenti nell’edilizia residenziale sono stati insufficienti, molti immobili inutilizzati non sono stati recuperati e le politiche abitative non sono riuscite a tenere il passo con le esigenze della popolazione. Sono problemi che spettano ai governi affrontare, aumentando il numero di case disponibili e creando opportunità concrete per i giovani e per le famiglie che non riescono a sostenere gli attuali canoni di locazione.
Proprio per rispondere a questa esigenza, il Governo Meloni ha avviato il Piano casa, che punta a rendere disponibili circa 100mila alloggi popolari e a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni, attraverso il recupero del patrimonio esistente e nuovi interventi di edilizia residenziale
A rendere ancora più delicata la situazione è il rischio che il disagio abitativo venga strumentalizzato a fini elettorali, alimentando una deriva populista che individua nei proprietari immobiliari un facile bersaglio anziché affrontare le cause strutturali della crisi. Trasformare una questione complessa in uno scontro tra chi possiede una casa e chi cerca un’abitazione può offrire qualche consenso nell’immediato, ma non contribuisce a creare nuovi alloggi né a rendere più accessibili quelli esistenti.
Le proteste spagnole non devono diventare un’occasione per alimentare anche in Italia un clima di ostilità verso i piccoli proprietari. Chi cerca casa e chi ne possiede una da affittare non sono avversari. Il problema è garantire a entrambi condizioni sostenibili, anche attraverso politiche fiscali capaci di incentivare le locazioni a prezzi accessibili, senza pretendere che siano i singoli cittadini a rimediare alle carenze delle politiche pubbliche.






