Nel perimetro Unesco la residenza resterà prevalente
Affitti brevi, residenzialità e destinazione d’uso sono i punti principali della variante urbanistica approvata dalla giunta comunale di Napoli. L’intervento, atteso a breve in Consiglio comunale, punta a regolare in modo più preciso un fenomeno cresciuto rapidamente negli ultimi anni nel capoluogo campano.
I due cardini della manovra sono da un lato una nuova destinazione d’uso per gli immobili impiegati nelle locazioni brevi, dall’altro l’introduzione, per la prima volta in Italia, di una soglia di residenzialità in alcuni quartieri del centro storico.
La scelta del Comune nasce dalla trasformazione che ha interessato il centro storico negli ultimi anni. Secondo i dati dell’amministrazione, tra il 2016 e il 2024 gli annunci Airbnb sono aumentati del 735%. Come evidenziato dal Sole 24 Ore, la crescita degli affitti brevi a Napoli ha prodotto effetti non univoci: da un lato la riqualificazione di alcune aree e l’incremento dei valori immobiliari, dall’altro un impatto disomogeneo tra i quartieri, con zone in cui la pressione turistica resta più contenuta e che potrebbero quindi avere margini per ospitare questo tipo di locazioni.
Le nuove regole previste dal Comune
Nel disegno messo a punto dall’amministrazione guidata da Gaetano Manfredi, l’obiettivo è intervenire prima che Napoli raggiunga i livelli registrati in altre città. Per questo vengono indicate due regole principali. Oltre alla richiesta del codice identificativo per gli affitti brevi, sarà necessario avviare una pratica per il cambio di destinazione d’uso, con passaggio alla A/2 (abitazioni per uso turistico).
A questo si aggiunge un secondo criterio, definito come una manovra inedita a livello italiano: occorrerà verificare che, nel condominio in cui si trova l’appartamento destinato alla locazione breve, la superficie riservata a questa finalità non superi già il 30 per cento.
Il punto di equilibrio individuato dalla variante è quindi quello di mantenere una prevalenza della funzione residenziale negli edifici collocati in alcune aree del centro storico, evitando che la presenza turistica finisca per sostituire quella dei residenti.
A definire in concreto modalità e applicazione delle nuove regole sarà comunque un regolamento. Il principio indicato dal Comune, però, è già tracciato: impedire che nei quartieri del centro storico i turisti prendano progressivamente il posto dei residenti, con l’idea che la domanda di questo tipo di alloggi possa essere indirizzata anche verso altre zone della città.
Una scelta che incide anche sui proprietari
Un passaggio rilevante non solo per l’assetto del centro storico, ma anche per i proprietari immobiliari, chiamati a confrontarsi con un quadro nuovo sul piano urbanistico e amministrativo. È una materia che tocca la vita quotidiana dei residenti, l’equilibrio dei quartieri e le prospettive del mercato immobiliare.
Proprio per questo, su decisioni così impattanti sulla città e sulle famiglie, si auspica un confronto reale tra il Comune e i proprietari immobiliari. Governare un fenomeno in crescita è un obiettivo legittimo, ma regole di questa portata richiedono chiarezza applicativa, equilibrio e dialogo, per evitare che la disciplina degli affitti brevi si traduca in un irrigidimento calato dall’alto su chi possiede e gestisce immobili nel rispetto delle norme.






