Schifone: «Confidiamo nel governo per una soluzione»
I bonus sono cambiati, le regole sono state corrette più volte, ma in molti casi i ponteggi sono ancora lì. Il Superbonus lascia dietro di sé oltre 2 miliardi di euro di lavori non conclusi e la Campania è la regione dove il problema pesa di più: 349,1 milioni di interventi rimasti a metà.
Il dato emerge dai numeri Enea elaborati dal Sole 24 Ore. Nella nostra regione gli investimenti ammessi a detrazione hanno raggiunto 9,591 miliardi di euro, mentre le opere non ultimate valgono 349,1 milioni, pari al 3,6% del totale. È il valore più alto registrato nel Paese. A livello nazionale, i cantieri ancora aperti ammontano complessivamente a 2,189 miliardi di euro su quasi 125 miliardi di investimenti ammessi a detrazione.
Una parte importante riguarda proprio i condomìni. Ed è qui che la situazione diventa più concreta: se un’impresa si ferma o lascia il cantiere, bisogna trovare chi subentra, rivedere tempi e costi e, nei casi peggiori, affrontare contenziosi che possono andare avanti per anni.
Schifone: «Dietro quei numeri ci sono famiglie»
«Dietro i lavori bloccati non ci sono soltanto pratiche e numeri, ma famiglie, condomìni e piccoli proprietari che spesso hanno investito nella casa i risparmi di una vita. Molti si sono fidati di uno strumento previsto dallo Stato e oggi rischiano di pagare conseguenze che non dipendono da loro. Adesso serve una risposta concreta. Confidiamo che il governo Meloni sappia affrontare anche questa pesante eredità, individuando soluzioni che consentano di completare i cantieri fermi senza scaricare nuovi costi su chi ha già fatto sacrifici enormi», dichiara Luciano Schifone, presidente di Federproprietà Napoli.
Il nodo ora passa al governo
Il Superbonus nasce nel 2020 con un impianto che mostra presto criticità rilevanti. Negli anni successivi i governi intervengono più volte per cercare di contenerne gli effetti, modificando norme e meccanismi. Oggi, però, ciò che è rimasto irrisolto arriva inevitabilmente sul tavolo dell’attuale esecutivo.
Il punto non è soltanto capire quali agevolazioni siano ancora utilizzabili, ma riuscire davvero a chiudere interventi che in alcuni casi si trascinano da anni. Per un piccolo proprietario la casa, molto spesso, non è un investimento da mettere a reddito: è l’abitazione comprata con un mutuo, oppure con i risparmi accumulati nel tempo.
Un’opera rimasta incompleta non significa automaticamente perdere ogni beneficio fiscale e, in alcuni casi, il cantiere può proseguire attraverso altri strumenti. Ma servono imprese disponibili, liquidità e accordi tra i condomini. Ora tocca al governo Meloni trovare una via d’uscita che consenta di sbloccare almeno le situazioni più critiche, evitando che il peso degli errori accumulati negli anni ricada ancora una volta sulle famiglie e sui proprietari.






