Servono più alloggi disponibili, non nuove restrizioni
L’obiettivo di rendere disponibili più abitazioni a prezzi accessibili non può tradursi in nuove limitazioni generalizzate sulla proprietà e sugli affitti brevi. È questo il nodo che emerge dalle osservazioni formulate dal Governo sulla proposta della Commissione europea. A esprimere le riserve dell’esecutivo sull’Affordable Housing Act è stato il ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr, Tommaso Foti, intervenendo nel corso del Question Time alla Camera.
«Magari fosse una direttiva e non un regolamento: avremmo la facoltà di applicarla con maggiore autonomia e non necessariamente in modo così stringente come oggi viene indicato», ha affermato. Foti ha riconosciuto come condivisibile la finalità di rendere disponibili alloggi a prezzi accessibili, ricordando che il Governo ha già perseguito questo obiettivo con il Piano Casa. Le preoccupazioni riguardano invece «l’insieme delle condizionalità introdotte», con il richiamo all’articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea utilizzato, secondo il ministro, «in modo improprio» per ricondurre il provvedimento agli interventi destinati a potenziare il mercato unico.
Un vero e proprio sistema di governo europeo
Le obiezioni italiane erano state già rappresentate in sede europea il 19 settembre attraverso il membro italiano del Coreper. Per Foti la proposta configura «un vero e proprio sistema di governo europeo delle politiche abitative», in contrasto con l’attribuzione della materia ai singoli Stati nazionali. L’esecutivo ritiene inoltre che non siano rispettati i principi di sussidiarietà e proporzionalità e individua due possibili conseguenze negative. La prima riguarda la proprietà, con il rischio di limitazioni all’acquisizione e all’utilizzo degli immobili. La seconda interessa il turismo: «Può incidere negativamente sotto due profili: quello degli affitti brevi e quello della qualificazione delle destinazioni turistiche come aree caratterizzate da tensione abitativa». Da qui la richiesta di inserire nel regolamento «una clausola nazionale», lasciando agli Stati un maggiore margine di autonomia nell’applicazione delle norme.
La crisi abitativa non può ricadere sui piccoli proprietari
«La posizione espressa dal Governo è condivisibile. Non si può far ricadere sui piccoli proprietari la risposta alla crisi abitativa quando la stessa Commissione individua nella carenza di offerta il problema strutturale. Il rischio è che nuove limitazioni sugli affitti brevi finiscano per colpire soprattutto persone che non sono grandi operatori immobiliari, ma possiedono magari soltanto l’abitazione in cui vivono e un secondo immobile ricevuto in eredità e destinato alle locazioni brevi», afferma Luciano Schifone, presidente di Federproprietà Napoli.
Una stretta generalizzata potrebbe quindi comprimere l’utilizzo della proprietà senza produrre risultati concreti sull’effettiva disponibilità di abitazioni. La risposta alla crisi della casa deve invece partire dall’aumento dell’offerta e da politiche capaci di rendere disponibile un maggior numero di immobili, evitando di trasformare i piccoli proprietari nel principale destinatario di misure che rischiano di non intervenire sulle cause strutturali del problema.






