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Affitti brevi, Napoli vara il tetto del 70%. Federproprietà: «Non penalizzare i proprietari»

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Schifone: «Servono incentivi, non soltanto nuovi vincoli»

Il Consiglio comunale di Napoli ha approvato definitivamente la variante urbanistica che introduce nuove regole per gli immobili destinati a bed & breakfast, affittacamere, case e appartamenti per vacanze e locazioni brevi in una parte del centro storico.

La delibera 374, approvata dalla maggioranza con il voto contrario delle opposizioni e l’astensione di Sorrentino, D’Angelo e Carbone, nasce con l’obiettivo dichiarato dall’amministrazione comunale di «salvaguardare l’offerta abitativa» e contenere la trasformazione delle abitazioni ordinarie in immobili destinati all’ospitalità turistica. Il cuore della variante è l’introduzione di una soglia minima di residenzialità ordinaria fissata, in prima applicazione, al 70%. All’interno dell’area individuata dal Comune, il passaggio di un’abitazione ordinaria a B&B, affittacamere, casa vacanze o locazione breve sarà possibile soltanto se continuerà a essere rispettata questa percentuale.

La soglia viene calcolata edificio per edificio

Un aspetto particolarmente importante per i proprietari riguarda il sistema di calcolo. Il 70% non viene verificato complessivamente sul quartiere o sull’intera area interessata dalla variante, ma sull’intera unità edilizia.

In pratica, la possibilità di destinare un immobile a una delle attività interessate dalla nuova disciplina dipenderà anche dalla situazione già esistente nello stesso edificio. Due proprietari di immobili situati nella stessa zona potrebbero quindi trovarsi in condizioni differenti in base alla composizione e agli utilizzi presenti nel rispettivo palazzo. La soglia del 70% non è inoltre definitiva. Il Consiglio comunale potrà modificare nel tempo sia la percentuale sia l’estensione dell’area di regolamentazione sulla base di studi predisposti dagli uffici.

L’assessore all’Urbanistica Laura Lieto ha spiegato che la finalità della variante è evitare che il turismo finisca per «assorbire tutto» nella città storica e preservare la possibilità di continuare ad abitare il centro di Napoli. Lo stesso assessore ha riconosciuto che gli strumenti urbanistici, da soli, non possono risolvere la crisi abitativa.

Schifone: «Attenzione a non penalizzare i piccoli proprietari»

«La tutela della residenzialità è un obiettivo importante, ma questa variante presenta ancora diversi aspetti da chiarire – afferma Luciano Schifone, presidente di Federproprietà Napoli -. Queste nuove regole possono diventare molto complesse da gestire e, senza procedure semplici e trasparenti, il rischio di problemi interpretativi e contenziosi è concreto».

Inoltre, la crisi abitativa non può essere affrontata soltanto introducendo nuovi limiti alla disponibilità degli immobili. «Bisogna evitare che il peso del problema ricada sui piccoli proprietari – conclude Schifone -. Se il Comune vuole davvero riportare più case sul mercato residenziale, può valutare interventi sull’Imu per rendere più conveniente la locazione stabile, favorire il ricorso al canone concordato o individuare altri strumenti di propria competenza capaci di incentivare i contratti a lungo termine. Le possibilità ci sono: prima di introdurre nuovi vincoli, bisogna provare anche a incentivare i proprietari».

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