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In primo pianoRiforma catastale, la stangata è dietro l'angolo. Ecco perché bisogna bloccarla

Riforma catastale, la stangata è dietro l’angolo. Ecco perché bisogna bloccarla

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Dal 2026 conseguenze pesanti per tutte le fasce di reddito

Tra poco in Parlamento verrà discussa la delega fiscale e con essa toccherà anche alla riforma del catasto. Una riforma osteggiata dai proprietari immobiliari, e non solo, perché inevitabilmente farà lievitare la tassazione sugli immobili. Il premier Draghi da mesi insiste nel sottolineare che la revisione degli estimi non comporterà un maggior gettito fiscale ma alle associazioni di categoria, Federproprietà compresa, appare evidente che tra le righe del provvedimento si nasconda una vera e propria stangata per i cittadini italiani già duramente colpiti dalla pandemia e ora dalla guerra in Ucraina che sta facendo lievitare tutti i costi.

Cosa comporterà realmente la riforma se andasse in porto? Lo ha spiegato chiaramente anche il settimanale Panorama che ha riportato uno studio della Uil Servizi Lavoro, non un sindacato «nemico» al governo, che ha realizzato una simulazione basata sui valori dell’Osservatorio mercato immobiliare relativi alle compravendite del secondo semestre del 2020 prendendo come riferimento un appartamento in zona semicentrale nelle città capoluogo di Regione. E il quadro che ne emerge non è confortante.

Le rendite e l’impennata dell’Imu

Se i nuovi estimi dovessero essere utilizzati ai fini fiscali, come quasi sicuramente avverrà, a livello nazionale le rendite saliranno del 128,3% con punte del 189 a Trento, 183 a Roma e 164 a Palermo. A Napoli? Va leggermente meglio aumenteranno “solo” del 75,3%. Tutto ciò comporterebbe, se la ricognizione non fosse utilizzata solo ai fini statistici, un’impennata dell’Imu.

«A livello nazionale l’incremento sarebbe, per l’appartamento tipo, di 1.150 euro passando dagli attuali 896 a 2.046 euro» spiega Panorama. Nel dettaglio nella Capitale il rincaro Imu sarebbe di ben 3.648 euro, a Milano di 2.260 mentre a Napoli di 958 euro e a Palermo di 1.211 euro. Vi sembrano cifre ragionevoli da sopportare, soprattutto al Sud dove si vive con la calcolatrice in mano per evitare di spendere più del dovuto?

L’effetto domino sugli altri indicatori

«L’adeguamento dei valori catastali a quelli di mercato avrebbe poi un effetto domino, investendo a cascata altri indicatori di patrimonio e trasferimenti. Come l’Isee, i passaggi di proprietà e le succissioni» afferma Guido Fontanelli sul settimanale aggiungendo: «Una prima casa che oggi non paga l’Imu perché non è di lusso, con il nuovo catasto potrebbe salire di valore e trovarsi dunque a pagare l’imposta».

Conseguenze ci saranno anche sull’Isee (nel cui calcolo viene compreso anche il patrimonio immobiliare e mobilire) che aumenterà inevitabilmente. Per molte famiglie con basso reddito (che usufruiscono di agevolazioni e sconti su bollette, rette, tasse, mense e altro grazie a questo indicatore) significherà la cancellazione di queste agevolazioni e l’uscita dalla protezione sociale.

Ecco perché Federproprietà e le altre organizzazioni chiedono che venga bloccata questa riforma, imposta dall’Europa a cui Draghi evidentemente non vuole dire di no, ma che ancora una volta colpirà pesantemente le famiglie italiane.

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