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BOLLETTE: DOVRANNO PRESENTARE LA DATA DI SPEDIZIONE
Novità in vista per le bollette che d’ora in poi dovranno presentare la data di spedizione. L’Agcom ha pensato a un provvedimento che andrà a favore i consumatori che molto spesso si ritrovano a ricevere le bollette in ritardo, già scadute e dunque costretti a pagare sanzioni. Che cosa cambierà adesso? In base al provvedimento dell’Agcom, Poste Italiane e gli operatori delle società di energia dovranno indicare nella bolletta la data di spedizione, questo per favorire i consumatori che spesso ricevono bollette a distanza molto ravvicinata dalla data di scadenza o addirittura dopo, obbligando il cliente a pagare interessi di mora e in casi più gravi la sospensione del servizio. Secondo l’Autorità, inoltre, ''negli ultimi tempi si sono verificati numerosi casi di dispersione/distruzione di invii postali affidati al fornitore del servizio universale e ad altri operatori postali che hanno determinato l’avvio di procedimenti sanzionatori da parte dell’Autorità''. Oltretutto quando si riceve una bolletta in ritardo non è sempre facile dimostrare di chi è la ragione, in quanto le società possono dire di averle inviate in tempo incolpando Poste Italiane per il ritardo. Per legge devono esserci almeno 20 giorni i differenza tra la data di spedizione e quella di scadenza, tempi non sempre rispettati.
11 settembre 2018
 
BOLLETTE: DOVRANNO PRESENTARE LA DATA DI SPEDIZIONE
Novità in vista per le bollette che d’ora in poi dovranno presentare la data di spedizione. L’Agcom ha pensato a un provvedimento che andrà a favore i consumatori che molto spesso si ritrovano a ricevere le bollette in ritardo, già scadute e dunque costretti a pagare sanzioni. Che cosa cambierà adesso? In base al provvedimento dell’Agcom, Poste Italiane e gli operatori delle società di energia dovranno indicare nella bolletta la data di spedizione, questo per favorire i consumatori che spesso ricevono bollette a distanza molto ravvicinata dalla data di scadenza o addirittura dopo, obbligando il cliente a pagare interessi di mora e in casi più gravi la sospensione del servizio. Secondo l’Autorità, inoltre, ''negli ultimi tempi si sono verificati numerosi casi di dispersione/distruzione di invii postali affidati al fornitore del servizio universale e ad altri operatori postali che hanno determinato l’avvio di procedimenti sanzionatori da parte dell’Autorità''. Oltretutto quando si riceve una bolletta in ritardo non è sempre facile dimostrare di chi è la ragione, in quanto le società possono dire di averle inviate in tempo incolpando Poste Italiane per il ritardo. Per legge devono esserci almeno 20 giorni i differenza tra la data di spedizione e quella di scadenza, tempi non sempre rispettati.
10/09/2018
 
L’INSTALLAZIONE DELL’ANTENNA SUL TETTO DEL VICINO O DEL CONDOMINIO E' UN DIRITTO
Non tutti sanno che l’installazione dell’antenna è un diritto. Da questo principio , informa il sito Investireoggi.it , discende anche la possibilità, se non diversamente attuabile, di installare l’antenna privata sul tetto condominiale o su quello del vicino di casa. La Costituzione prevede il diritto di informazione. Da questo discende anche il diritto all’antenna TV. Chi non è titolare del lastrico solare può comunque avere accesso al terrazzo condominiale o al tetto di proprietà altrui per i lavori di manutenzione necessari all’installazione dell’antenna. La riforma del condominio del 2012 lo ha esplicitamente riconosciuto anche attraverso l’introduzione dell’art. 1122 bis del Codice civile. Il diritto può essere esercitato tanto dal proprietario quanto dall’inquilino di un immobile purché soggetto abitante nello stesso edificio. In linea di massima l’orientamento è a spingere la diffusione delle antenne centralizzate per non deturpare il paesaggio aereo. Per questo motivo la detrazione fiscale per le antenne riguarda quelle condominali o la sostituzione di un’antenna privata su tetto personale con antenna condominiale mentre non è prevista per antenne private su tetto personale. Il Comune ben può intervenire per difendere il paesaggio in zone di prestigio o nel centro storico prevedendo requisiti e modalità di installazione delle antenne private ma non può impedirle.
30 luglio 2018
 
CERTIFICAZIONI ENERGETICHE A BASSO COSTO: LA TRUFFA DEGLI ATTESTATI APE ILLEGALI
Il portale qualificazione energetica ha denunciato alle associazioni dei consumatori una pratica dilagante in rete: un sistema di truffa sulle certificazioni energetiche a basso costo che in realtà propongono la vendita di attestati APE non regolari. Che cosa si rischia e come riconoscere la truffa delle certificazioni energetiche low cost distinguendole da offerte valide? Ricordiamo in primis , scrive il sito Investireoggi.it , che l’attestato di prestazione energetica (APE) serve a monitorare il consumo energetico di un immobile. Si tratta semplificando di una scheda tecnica in cui viene attribuito un valore all’immobile, in una scala che va da A a G, in base ai consumi garantiti dagli impianti (dove A+ è la più performante). L’attestato può anche indicare gli eventuali interventi suggeriti dal tecnico per ottimizzare la prestazione energetica della casa. Il certificatore energetico chiamato a redigere le certificazioni APE è un professionista abilitato che deve eseguire un sopralluogo per la misurazione dei parametri. Come prevede infatti anche il D.M. 26 giugno 2015 “Linee Guida Nazionali per l’Attestazione della Prestazione Energetica degli Edifici'', art.4, comma 6 'il soggetto abilitato (…) che redige l’APE, deve effettuare almeno un sopralluogo presso l’edificio o l’unità immobiliare oggetto di attestazione, al fine di reperire e verificare i dati necessari alla sua predisposizione'. Eppure purtroppo spesso la prassi non è quella: la truffa delle certificazioni energetiche low cost su internet propone attestati facili, veloci ed economici senza sopralluogo. Attenzione ai rischi: da un lato, ex art.12 del D.L. 63/2013 al comma 3, il professionista qualificato che rilascia la relazione tecnica senza seguire schemi e modalità imposti è punito con una sanzione amministrativa da 700 euro a 4200 euro. Il certificato APE senza sopralluogo può dare problemi al proprietario dell’immobile in caso di vendita. Diffidare quindi da attestati energetici low cost (anche sotto le 50 euro a volte) , conclude Investireoggi.it , che vengono proposti semplicemente inviando moduli online. Peggio ancora allegare un falso APE per la vendita di casa: si configura il reato di truffa come stabilito dalla Corte di Cassazione, con sentenza n. 16644/2017
04 luglio 2018
 
IMU E TASI: COSA PUO' FARE CHI NON HA PAGATO L’ACCONTO
Il 18 giugno è scaduto il termine per il versamento della prima rata di Imu e Tasi sulla casa. Alla cassa sono stati chiamati milioni di contribuenti. Dai conti delle famiglie alle casse dei Comuni saranno trasferiti circa 10 miliardi di euro. Il saldo dovrà, invece, essere versato entro il prossimo 17 dicembre. Chi non ha pagato la prima rata dell’Imu o della Tasi entro il termine fissato può rimediare al ritardo attraverso l’istituto del Ravvedimento operoso. Si tratta di uno strumento che consente al contribuente di pagare l’imposta dovuta con un esborso maggiorato che però è ridotto rispetto alla sanzione vera e propria. In pratica il contribuente riconosce la propria mancanza e viene ''premiato'' con uno sconto. Deve sbrigarsi però, perché il Ravvedimento scade nel giro di poco tempo. Chi arriva in ritardo dovrà pagare un’imposta maggiorata di un tasso d’interesse che è pari allo 0,3% annuo. Vuol dire tre euro in più all’anno ogni mille da versare. Attenzione perché negli anni questo tasso è cambiato più volte, l’anno scorso si fermava allo 0,1% annuo. A questo tasso va poi aggiunta una sanzione e questa varia a seconda dei giorni di ritardo. Viene calcolata sull’ammontare dell’imposta. Questa sanzione è ben più salata e, in alcuni casi, si paga per ogni giorno di ritardo accumulato. Ci sono quattro tipi di Ravvedimento. Chi si lascia sfuggire queste quattro finestre temporali dovrà pagare la sanzione per intero, senza sconti, che è pari al 30% dell’imposta non versata. Ravvedimento sprint: per chi paga entro 14 giorni dalla scadenza del termine per pagare l’imposta. In questo caso la sanzione è dello 0,1% giornaliero. Su mille euro si arriva a 14 euro massimo. Ravvedimento breve: per chi paga dal 15° al 30° giorno successivo alla scadenza. In questo caso la sanzione è fissa all’1,5%. In pratica dal 15° giorno la sanzione è parti a quella del 14° ma non c’è più l’aumento costante, giorno per giorno. Ravvedimento medio: parte dopo il 30° giorno di ritardo fino al 90° giorno. In questo caso la sanzione fissa sale all’1,67%. Ravvedimento lungo: scatta dopo il 90° giorno di ritardo, ma comunque entro i termini di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione, la sanzione fissa è del 3,75%.
19 giugno 2018
 
IMU E TASI DA PAGARE ENTRO IL 18 GIUGNO: REGOLE INVARIATE RISPETTO AL 2017
Dopo anni di continue modifiche normative, almeno una buona notizia per i proprietari immobiliari. Le regole del gioco per Imu e Tasi , scrive il Corriere.it , sono rimaste invariate. Confermata anche l’esenzione completa per le abitazioni principali, quella dove si dimora e si ha la residenza anagrafica, escluse quelle di lusso e le altre agevolazioni previste come la riduzione al 50% per i comodati padre-figlio , ma sono previsti rigidi requisiti , e la riduzione del 25% per gli immobili affittati a canone concordato. Inoltre, dato che l’acconto Imu e Tasi , scadenza quest’anno il 18 giugno, dato che il 16 cade di sabato , si paga in base alle aliquote e con le detrazioni del 2017, l’operazione è semplice. Bisogna tenere solo conto delle variazioni nella consistenza degli immobili intervenute nel corso di quest’anno, come ad esempio acquisti, vendite o successioni. Quindi, se non vi sono state variazioni nel corso del 2017 o del 2018, il contribuente può sommare l’Imu e la Tasi pagate complessivamente nel corso del 2017 e versare entro lunedì 18 giugno il 50% di tale importo, per ciascuna tipologia di immobili. Il conguaglio si farà il 17 dicembre, tenendo conto delle aliquote deliberate dal Comune per il 2018. Anche per quest’anno, però, i Comuni non potranno ritoccare all’insù le aliquote, nè ridurre le agevolazioni previste.
11 giugno 2018
 
ECOBONUS: ARRIVANO LE REGOLE PER SCAMBIARE LO SCONTO CON DENARO CONTANTE
L’Agenzia delle Entrate ha dettato le regole con una circolare e da ora in poi è possibile 'scambiare' il bonus fiscale con denaro contante. Interessate anche le imprese che riqualificano i propri immobili. Chi si trova nella no-tax area, ossia ha redditi sui quali non sono dovute le imposte, può cedere il bonus anche alle banche. La nuova opportunità, a partire da quest’anno, riguarda tutte le tipologie di lavori che danno diritto al bonus per il risparmio energetico per le quali è necessario presentare la pratica all’Enea. Per quel che riguarda gli interventi sui singoli immobili ci sono quindi le spese con detrazione del 50% (nuovi infissi, caldaie a condensazione, schermature solari) e quelle con detrazione del 65% (pompe di calore, nuove caldaie e contabilizzatori, boiler a gas, caldaie a biomasse, coibentazione tetti e pareti). Per gli interventi in condominio, invece, oltre ai lavori con detrazione al 50% e 65%, sono previste anche le aliquote del 70% e del 75% se si riduce la classe energetica dell’immobile, per arrivare all’85% nel caso in cui si tratti di interventi di risparmio energetico e messa in sicurezza dal rischio sismico.
08 giugno 2018
 
IMU: IMMOBILI CONCESSI IN USO GRATUITO AI PARENTI DI PRIMO GRADO
A partire dal 2016 è stata inserita nel comma 3, dell’art. 13 del dl 201/2011, la lettera a) che prevede un nuovo caso di riduzione della base imponibile dell’IMU. Questa è ridotta del 50 per cento per le unità immobiliari, concesse in comodato dal proprietario (comodante) ai parenti in linea retta entro il primo grado, vale a dire genitori e figli (comodatari). La riduzione della base imponibile non è applicabile in ogni caso per gli immobili di lusso, ossia quelli classificati nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. La stessa norma prevede come ulteriori condizioni per poter beneficiare della riduzione il rispetto di tutte le seguenti condizioni: -il comodatario deve utilizzare l’immobile come abitazione principale; -il contratto deve essere registrato; -il proprietario dell'abitazione deve risiedere anagraficamente e dimorare abitualmente nello stesso Comune in cui è situato l’immobile concesso in comodato e deve possedere un solo immobile in Italia, o non più di due immobili entrambi nello stesso Comune, uno dei quali adibito a propria prima casa. Le condizioni per usufruire delle nuove agevolazioni sono state oggetto di una circolare del Dipartimento delle finanze (la 1/DF del 17 febbraio 2016), che ha esaminato le norme punto per punto e dettato le regole applicative.
05/06/2018
 
COME RISTRUTTURARE IL BAGNO CON LE AGEVOLAZIONI FISCALI
Grazie al bonus ristrutturazione, messo a punto dal precedente governo e confermato anche per tutto il 2018, pensare a un restyling di alcuni spazi della propria casa oggi è più semplice, come spiega un articolo pubblicato di recente su Immobiliare.it. Le detrazioni fiscali e le agevolazioni previste possono, ad esempio, rappresentare un’ottima 'scusa' per rinnovare e ammodernare il bagno. Prima di tutto, però , scrive il Fatto Quotidiano , è necessario fare una distinzione: si può infatti optare per un semplice restyling, ovvero la sostituzione dei sanitari e la tinteggiatura delle pareti, oppure dare il via a lavori di rifacimento totale che chiamano in causa interventi sugli impianti. Nel primo caso si tratta di manutenzione ordinaria che rientra nell’ambito di attività di Edilizia libera. Non avrete quindi bisogno di richiedere un’autorizzazione. Nel secondo caso, ovvero se pensate di intervenire sugli impianti, si parla di 'manutenzione straordinaria' ed è quindi necessaria la cosiddetta Cila (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata). Per quanto riguarda le agevolazioni, l’intervento di manutenzione straordinaria beneficia del Bonus ristrutturazione del 50%: si potrà cioè detrarre dall’Irpef la metà della somma spesa per l’intervento fino a un massimo di 96mila euro. La semplice sostituzione dei sanitari, senza intervenire sull’impianto, non è invece detraibile, a meno che non sia integrata o correlata a interventi maggiori per i quali entrano in gioco le detrazioni.
05/06/2018
 
AGEVOLAZIONI PER LA PRIMA CASA: QUALI SONO E A CHI SPETTANO
Acquistare la prima casa è per molti la spesa più ingente che si affronterà nel corso della propria vita, e per questo qualsiasi tipo di aiuto, agevolazione o facilitazione per il mutuo è sempre ben accetta. Lo Stato tutela chi stipula un finanziamento per l’abitazione principale in diversi modi: vediamo di fare il punto.Per prima cosa è bene ricordare che con 'prima casa' (o abitazione principale) si indica l’immobile dove si vive abitualmente. Le agevolazioni riguardano ad esempio l’imposta di registro in seguito ad acquisto da privato e l’IVA per acquisti da un’impresa, ma anche l’imposta di bollo, i tributi speciali catastali, le tasse ipotecarie e così via. Le agevolazioni si applicano quando il fabbricato che si acquista appartiene a determinate categorie catastali: A/2 (abitazioni di tipo civile); A/3 (abitazioni di tipo economico); A/4 (abitazioni di tipo popolare); A/5 (abitazioni di tipo ultra popolare); A/6 (abitazioni di tipo rurale); A/7 (abitazioni in villini); A/11 (abitazioni e alloggi tipici dei luoghi). Nessuna agevolazione è invece prevista in caso di abitazioni signorili, in ville, castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici (rispettivamente A/1, A/8, A/9). Inoltre, il fabbricato deve trovarsi nel Comune in cui l’acquirente ha o intende stabilire la propria residenza o dove lavora, e l’acquirente deve rispettare determinati requisiti: non essere titolare di un altro immobile nello stesso Comune e non essere titolare su tutto il territorio nazionale di diritti di proprietà, uso, usufrutto, abitazione o nuda proprietà, su un altro immobile acquistato, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa. Chi può ricevere un’agevolazione ha quindi diritto, nel caso in cui il venditore sia un privato o un’impresa che vede in esenzione IVA, a pagare un’imposta di registro proporzionale nella misura del 2% (invece che 9%). In più, l’imposta ipotecaria fissa è di 50 euro e l’imposta catastale fissa è sempre di 50 euro. Quando invece si acquista da un’impresa con vendita soggetta a IVA, si paga l’IVA ridotta al 4% (invece che 10%), l’imposta di registro fissa di 200 euro, l’imposta ipotecaria fissa di 200 euro e l’imposta catastale fissa di 200 euro.
05/06/2018
 
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