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SICUREZZA DEGLI EDIFICI: FEDERPROPRIETA' RIBADISCE LA NECESSITA 'DELL’ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA
In materia di sicurezza degli edifici Federproprieta' ricorda al governo che gli interventi debbono investire tutto il patrimonio edilizio nazionale e non soltanto presunte zone a rischio. Del resto, se si vuole seguire l’altra strada per la quale la stessa Federproprietà si è spesa con un documento presentato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e cioè la formulazione di un’anagrafe dell’edificio, è bene che si dica fin da subito che ''le spese, che la proprietà dovrebbe affrontare, debbono essere integralmente defiscalizzate con il sistema delle deduzioni reddituali, eventualmente con la ventilata eliminazione di agevolazioni (il cosiddetto bonus per l’edilizia) di cui ora si parla soltanto in termini negativi''. Federproprietà da tempo si batte per una soluzione complessiva come quella dell’assicurazione obbligatoria dei singoli edifici o, in subordine, della mappatura a tappeto delle singole situazioni, ma nessuno può pensare che un’operazione di tale complessità possa gravare interamente sui proprietari di casa, anche perché l’analisi dei costi porta all’individuazione di esborsi contenuti e sopportabili; ma si deve avere il coraggio di procedere su tale strada che risolverebbe i problemi alla radice (purché ovviamente siano adottate le cautele già a suo tempo suggerite da Federproprietà, Enea, ordini professionali e altri organismi che si assunsero l’iniziativa delle proposte).
23 ottobre 2018
 
LOCAZIONI: QUALI SPESE SPETTANO AL PROPRIETARIO E QUALI NO
Caldaia rotta, tubature da sostituire, pareti da ritinteggiare. Queste sono solo alcune delle possibili cause di dissapori tra il padrone di casa, o 'locatore' per usare il gergo tecnico, e l’inquilino, o 'conduttore'. Pomo della discordia, infatti, è spesso la ripartizione delle spese. E se nella pratica quotidiana ognuno tende a tirare l’acqua al proprio mulino, la soluzione per una civile convivenza va rintracciata nelle normative di riferimento. Ma che cosa dice la legge? Andiamo ad analizzare la suddivisione dei ruoli. In linea generale è possibile affermare che spettano al coinquilino le spese di piccola manutenzione e manutenzione ordinaria dell’appartamento (come la riparazione di un rubinetto che perde o la tinteggiatura delle stanze, per intenderci). Mentre gravano sul padrone di casa le spese di manutenzione straordinaria, rese necessarie dall’età dell’immobile, e quindi le riparazioni necessarie che permettono all’immobile di servire all’uso per cui è costruito (come rifacimento del tetto) Ne consegue che se, ad esempio, insorge un danno sul soffitto dipendente dall’infiltrazione della conduttura del vicino, l’azione contro quest’ultimo e la richiesta di risarcimento danni spetta all’inquilino. Nel caso degli oneri accessori al contratto di locazione, e quindi alle spese condominiali, la logica della ripartizione delle spese è uguale a quella inerente alle spese dell’appartamento stesso. E quindi sono a carico dell’inquilino gli interventi di manutenzione ordinaria di zone, spazi ed impianti comuni (come la fornitura dell’energia elettrice delle scale), e pesano invece sul padrone di casa le spese di manutenzione straordinaria.
19 ottobre 2018
 
I PROPRIETARI DI CASA CHIEDONO AL GOVERNO UN DECRETO LEGGE SULL’ESTENSIONE DELLA NORMATIVA DELLA CEDOLARE SECCA PER USO DIVERSO DALL’ABITAZIONE
Grande successo di pubblico al convegno promosso da Federproprietà sul tema ''Cedolare secca per uso diverso dall’abitazione e maggiore occupazione'', convegno tenutosi mercoledì 10 ottobre all’hotel Nazionale in piazza di Montecitorio a Roma. Nel corso dei lavori è stato chiesto un decreto legge per l’estensione della normativa della cedolare secca per uso diverso dall’abitazione e risposte sono state chieste in merito ai tre disegni di legge presentati dal sen. Maurizio Gasparri, promossi dal Coordinamento dei Proprietari Immobiliari (FEDERPROPRIETA’ , CONFAPPI , UPPI , MOVIMENTO PER LA DIFESA DELLA CASA), riguardanti l’Istituzione del tavolo permanente di confronto sulle politiche abitative, la Disciplina dei pagamenti per l’affrancamento dal diritto di superficie per alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica, la Disciplina della morosità nella corresponsione del canone di locazione per gli scopi abitativi. Sul problema della cedolare secca ad uso non abitativo il Coordinamento ha ribadito la richiesta che il governo emetta nel minor tempo possibile un decreto legge a favore del provvedimento richiesto anche dai parlamentari presenti alla riunione. All’iniziativa di Federproprietà hanno dato la loro adesione il sen. Mauro Maria Marino (Pd), la sen. Bianca Laura Granato (M5S), l’on. Stefano Fassina (LeU), l’on. Alessandro Pagano (Lega), l’on. Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), il sen. Albert Lanièce (Autonomie Svp-Patt, Uv) e il sen. Maurizio Gasparri (Forza Italia), alcuni dei quali impegnati nei lavori parlamentari. Sono pervenuti telegrammi di adesione ai lavori del convegno da parte di: Ugl, Federcasa, Movimento Cristiano Lavoratori, Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti, Unione Tecnici Cattolici, Anaci, Unai, Ebildi, Portiercassa, Ebilcoba, Confsal, Arpe, Casaconsumproprietà, Movimento in Difesa della Casa, Unedi.
11 ottobre 2018
 
TARI 2018: SCADENZA TERZA RATA 17 SETTEMBRE
L'ammontare del tributo dovuto è stato suddiviso in quattro rate con scadenza: 1^ rata 30 Giugno 2018 (entro la stessa data è possibile effettuare il versamento in unica soluzione) 2^ rata 30 Luglio 2018 3^ rata 16 Settembre 2018 4^ rata 16 Novembre 2018 Le suddette rate sono state approvate con Delibera di Giunta Comunale n. 188 del 10/05/2018 che ha previsto lo slittamento delle prime due rate (precedentemente fissate al 16 Maggio e 16 Luglio) e della rata unica (precedentemente fissata al 16 Giugno) ai sensi dell'art.28 comma 3 del Regolamento Comunale Tari 2018.
11 settembre 2018
 
BOLLETTE: DOVRANNO PRESENTARE LA DATA DI SPEDIZIONE
Novità in vista per le bollette che d’ora in poi dovranno presentare la data di spedizione. L’Agcom ha pensato a un provvedimento che andrà a favore i consumatori che molto spesso si ritrovano a ricevere le bollette in ritardo, già scadute e dunque costretti a pagare sanzioni. Che cosa cambierà adesso? In base al provvedimento dell’Agcom, Poste Italiane e gli operatori delle società di energia dovranno indicare nella bolletta la data di spedizione, questo per favorire i consumatori che spesso ricevono bollette a distanza molto ravvicinata dalla data di scadenza o addirittura dopo, obbligando il cliente a pagare interessi di mora e in casi più gravi la sospensione del servizio. Secondo l’Autorità, inoltre, ''negli ultimi tempi si sono verificati numerosi casi di dispersione/distruzione di invii postali affidati al fornitore del servizio universale e ad altri operatori postali che hanno determinato l’avvio di procedimenti sanzionatori da parte dell’Autorità''. Oltretutto quando si riceve una bolletta in ritardo non è sempre facile dimostrare di chi è la ragione, in quanto le società possono dire di averle inviate in tempo incolpando Poste Italiane per il ritardo. Per legge devono esserci almeno 20 giorni i differenza tra la data di spedizione e quella di scadenza, tempi non sempre rispettati.
11 settembre 2018
 
BOLLETTE: DOVRANNO PRESENTARE LA DATA DI SPEDIZIONE
Novità in vista per le bollette che d’ora in poi dovranno presentare la data di spedizione. L’Agcom ha pensato a un provvedimento che andrà a favore i consumatori che molto spesso si ritrovano a ricevere le bollette in ritardo, già scadute e dunque costretti a pagare sanzioni. Che cosa cambierà adesso? In base al provvedimento dell’Agcom, Poste Italiane e gli operatori delle società di energia dovranno indicare nella bolletta la data di spedizione, questo per favorire i consumatori che spesso ricevono bollette a distanza molto ravvicinata dalla data di scadenza o addirittura dopo, obbligando il cliente a pagare interessi di mora e in casi più gravi la sospensione del servizio. Secondo l’Autorità, inoltre, ''negli ultimi tempi si sono verificati numerosi casi di dispersione/distruzione di invii postali affidati al fornitore del servizio universale e ad altri operatori postali che hanno determinato l’avvio di procedimenti sanzionatori da parte dell’Autorità''. Oltretutto quando si riceve una bolletta in ritardo non è sempre facile dimostrare di chi è la ragione, in quanto le società possono dire di averle inviate in tempo incolpando Poste Italiane per il ritardo. Per legge devono esserci almeno 20 giorni i differenza tra la data di spedizione e quella di scadenza, tempi non sempre rispettati.
10/09/2018
 
L’INSTALLAZIONE DELL’ANTENNA SUL TETTO DEL VICINO O DEL CONDOMINIO E' UN DIRITTO
Non tutti sanno che l’installazione dell’antenna è un diritto. Da questo principio , informa il sito Investireoggi.it , discende anche la possibilità, se non diversamente attuabile, di installare l’antenna privata sul tetto condominiale o su quello del vicino di casa. La Costituzione prevede il diritto di informazione. Da questo discende anche il diritto all’antenna TV. Chi non è titolare del lastrico solare può comunque avere accesso al terrazzo condominiale o al tetto di proprietà altrui per i lavori di manutenzione necessari all’installazione dell’antenna. La riforma del condominio del 2012 lo ha esplicitamente riconosciuto anche attraverso l’introduzione dell’art. 1122 bis del Codice civile. Il diritto può essere esercitato tanto dal proprietario quanto dall’inquilino di un immobile purché soggetto abitante nello stesso edificio. In linea di massima l’orientamento è a spingere la diffusione delle antenne centralizzate per non deturpare il paesaggio aereo. Per questo motivo la detrazione fiscale per le antenne riguarda quelle condominali o la sostituzione di un’antenna privata su tetto personale con antenna condominiale mentre non è prevista per antenne private su tetto personale. Il Comune ben può intervenire per difendere il paesaggio in zone di prestigio o nel centro storico prevedendo requisiti e modalità di installazione delle antenne private ma non può impedirle.
30 luglio 2018
 
CERTIFICAZIONI ENERGETICHE A BASSO COSTO: LA TRUFFA DEGLI ATTESTATI APE ILLEGALI
Il portale qualificazione energetica ha denunciato alle associazioni dei consumatori una pratica dilagante in rete: un sistema di truffa sulle certificazioni energetiche a basso costo che in realtà propongono la vendita di attestati APE non regolari. Che cosa si rischia e come riconoscere la truffa delle certificazioni energetiche low cost distinguendole da offerte valide? Ricordiamo in primis , scrive il sito Investireoggi.it , che l’attestato di prestazione energetica (APE) serve a monitorare il consumo energetico di un immobile. Si tratta semplificando di una scheda tecnica in cui viene attribuito un valore all’immobile, in una scala che va da A a G, in base ai consumi garantiti dagli impianti (dove A+ è la più performante). L’attestato può anche indicare gli eventuali interventi suggeriti dal tecnico per ottimizzare la prestazione energetica della casa. Il certificatore energetico chiamato a redigere le certificazioni APE è un professionista abilitato che deve eseguire un sopralluogo per la misurazione dei parametri. Come prevede infatti anche il D.M. 26 giugno 2015 “Linee Guida Nazionali per l’Attestazione della Prestazione Energetica degli Edifici'', art.4, comma 6 'il soggetto abilitato (…) che redige l’APE, deve effettuare almeno un sopralluogo presso l’edificio o l’unità immobiliare oggetto di attestazione, al fine di reperire e verificare i dati necessari alla sua predisposizione'. Eppure purtroppo spesso la prassi non è quella: la truffa delle certificazioni energetiche low cost su internet propone attestati facili, veloci ed economici senza sopralluogo. Attenzione ai rischi: da un lato, ex art.12 del D.L. 63/2013 al comma 3, il professionista qualificato che rilascia la relazione tecnica senza seguire schemi e modalità imposti è punito con una sanzione amministrativa da 700 euro a 4200 euro. Il certificato APE senza sopralluogo può dare problemi al proprietario dell’immobile in caso di vendita. Diffidare quindi da attestati energetici low cost (anche sotto le 50 euro a volte) , conclude Investireoggi.it , che vengono proposti semplicemente inviando moduli online. Peggio ancora allegare un falso APE per la vendita di casa: si configura il reato di truffa come stabilito dalla Corte di Cassazione, con sentenza n. 16644/2017
04 luglio 2018
 
IMU E TASI: COSA PUO' FARE CHI NON HA PAGATO L’ACCONTO
Il 18 giugno è scaduto il termine per il versamento della prima rata di Imu e Tasi sulla casa. Alla cassa sono stati chiamati milioni di contribuenti. Dai conti delle famiglie alle casse dei Comuni saranno trasferiti circa 10 miliardi di euro. Il saldo dovrà, invece, essere versato entro il prossimo 17 dicembre. Chi non ha pagato la prima rata dell’Imu o della Tasi entro il termine fissato può rimediare al ritardo attraverso l’istituto del Ravvedimento operoso. Si tratta di uno strumento che consente al contribuente di pagare l’imposta dovuta con un esborso maggiorato che però è ridotto rispetto alla sanzione vera e propria. In pratica il contribuente riconosce la propria mancanza e viene ''premiato'' con uno sconto. Deve sbrigarsi però, perché il Ravvedimento scade nel giro di poco tempo. Chi arriva in ritardo dovrà pagare un’imposta maggiorata di un tasso d’interesse che è pari allo 0,3% annuo. Vuol dire tre euro in più all’anno ogni mille da versare. Attenzione perché negli anni questo tasso è cambiato più volte, l’anno scorso si fermava allo 0,1% annuo. A questo tasso va poi aggiunta una sanzione e questa varia a seconda dei giorni di ritardo. Viene calcolata sull’ammontare dell’imposta. Questa sanzione è ben più salata e, in alcuni casi, si paga per ogni giorno di ritardo accumulato. Ci sono quattro tipi di Ravvedimento. Chi si lascia sfuggire queste quattro finestre temporali dovrà pagare la sanzione per intero, senza sconti, che è pari al 30% dell’imposta non versata. Ravvedimento sprint: per chi paga entro 14 giorni dalla scadenza del termine per pagare l’imposta. In questo caso la sanzione è dello 0,1% giornaliero. Su mille euro si arriva a 14 euro massimo. Ravvedimento breve: per chi paga dal 15° al 30° giorno successivo alla scadenza. In questo caso la sanzione è fissa all’1,5%. In pratica dal 15° giorno la sanzione è parti a quella del 14° ma non c’è più l’aumento costante, giorno per giorno. Ravvedimento medio: parte dopo il 30° giorno di ritardo fino al 90° giorno. In questo caso la sanzione fissa sale all’1,67%. Ravvedimento lungo: scatta dopo il 90° giorno di ritardo, ma comunque entro i termini di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione, la sanzione fissa è del 3,75%.
19 giugno 2018
 
IMU E TASI DA PAGARE ENTRO IL 18 GIUGNO: REGOLE INVARIATE RISPETTO AL 2017
Dopo anni di continue modifiche normative, almeno una buona notizia per i proprietari immobiliari. Le regole del gioco per Imu e Tasi , scrive il Corriere.it , sono rimaste invariate. Confermata anche l’esenzione completa per le abitazioni principali, quella dove si dimora e si ha la residenza anagrafica, escluse quelle di lusso e le altre agevolazioni previste come la riduzione al 50% per i comodati padre-figlio , ma sono previsti rigidi requisiti , e la riduzione del 25% per gli immobili affittati a canone concordato. Inoltre, dato che l’acconto Imu e Tasi , scadenza quest’anno il 18 giugno, dato che il 16 cade di sabato , si paga in base alle aliquote e con le detrazioni del 2017, l’operazione è semplice. Bisogna tenere solo conto delle variazioni nella consistenza degli immobili intervenute nel corso di quest’anno, come ad esempio acquisti, vendite o successioni. Quindi, se non vi sono state variazioni nel corso del 2017 o del 2018, il contribuente può sommare l’Imu e la Tasi pagate complessivamente nel corso del 2017 e versare entro lunedì 18 giugno il 50% di tale importo, per ciascuna tipologia di immobili. Il conguaglio si farà il 17 dicembre, tenendo conto delle aliquote deliberate dal Comune per il 2018. Anche per quest’anno, però, i Comuni non potranno ritoccare all’insù le aliquote, nè ridurre le agevolazioni previste.
11 giugno 2018
 
Federproprietà - Federazione Nazionale Proprietà Edilizia - Sede provinciale di Napoli
via Toledo 418 - 80134 Napoli tel. 081 195 76 952 fax 081 790 91 78